"Ehy gabri, hai 1000 euro*?"
"Emh.. sì?"
"Andiamo in giappone?"
"Ok."
Più o meno andò così, a luglio, quando si decise che a Settembre si sarebbe partiti verso il paese del Sol Levante. Il
Giappone è sempre stata una meta ambita e irrangiungibile, che non ha mai smesso di influenzare le nostre vite ed il nostro immaginario anche se a migliaia di kilometri di distanza dalla nostra Italia, e alla prima occasione per visitarlo personalmente non abbiamo potuto dire di no.
Biglietto aereo acquistato online (Airfrance), Hotel trovato allo stesso modo con tanta pazienza e altrettanta fede, pochi preparativi - tra cui un'ottima guida della Lonely Planet che consiglio a chiunque voglia recarsi a Tokyo) e la mattina del 17 Settembre ci si trova a
Malpensa pronti a raggiungere i nostri amici romani, Emanuele e Giuditta, che ci avevano preceduti di un giorno.
* naturalmente quella cifra era ottimista a dire poco

Il tempo con cui l'Italia ci dà l'arrivederci non è certo dei migliori, ma ce ne preoccupiamo ben poco, consci che lassù, sopra le nuvole, non potrà che esserci un caldissimo sole.


Mattia, da viaggiatore navigato qual'è, si stupisce della quantità di foto che scatto dal finestrino, ma io continuo imperterrito a riempire la - comunque capiente - memory card della canon, affascinato dai cumuli di nuvole e dalle tonalità accese del cielo.
Neanche il tempo di abituarsi alla situazione (e di degustare il succo all'arancia e le altre delizie offerteci dalle hostess) e siamo arrivati all'
aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, che ci stupisce con la sua architettura avveniristica, un vero spettacolo per gli occhi.

Ma il tempo scarseggia, bisogna correre per non perdere l'imbarco.
Sull'aereo siamo uno davanti all'altro, Mattia si trova affianco una gnappina presissima dal solitario del suo terminale, mentre io un giovane francese con le treccine che per tutto il viaggio non farà che dormire o guardare film, con somma gioia del sottoscritto (che nel frattempo continua a fotografare fuori dal finestrino).
12 ore fanno fatica a passare: i motori fanno un rumore incredibile, i film non sono nulla di che e si sentono male per via degli auricolari scrausissimi in dotazione, i sedili sono assai scomodi per dormire e, ve lo assicuriamo, non fare nulla per 12 ore è davvero stancante. Unico sollievo sono i pasti offerti dai (gentilissimi, va detto) assistenti di volo.
Devo ammetterlo, mangiare in aereo è affascinante, ha un che di futuristico, con tutti i cibi straconfezionati e dal sapore chimico che fan tanto 2001 Odissea nello Spazio e il panorama mozzafiato fuori dal finestrino.
Poi quando stai male dopo i pasti tutto il fascino va a farsi f0ttere. gh!
Owned.
